Pasquale Caterisano Blog

Dico la mia spesso e volentieri

Month: agosto 2008 (page 1 of 6)

Di Pietro litiga con la Bindi, la base Pd applaude

di Laura Cesaretti
Il leader Idv incalza il partito da Alitalia alla giustizia e la folla grida: “Mai dialogo con Berlusconi”. L’ex pm: “Siamo costretti a stare insieme, o perderemo anche Firenze e Bologna”
Eccolo qui, Antonio Di Pietro: bestia nera dei dirigenti del Pd, di cui ha tutte le intenzioni di cannibalizzare l’elettorato, e idolo del popolo piddìno. Popolo che qualche tendenza masochistica ce l’ha, si sa, e che è stato allevato a pane e manette troppo a lungo per non sciogliersi in ovazioni quando vede spuntare tra i vialetti della Festa democratica il giustiziere di Montenero di Bisaccia.
Arriva e subito fa la lezione agli ospiti: «Invito il Pd a fare come noi di Italia dei valori, che non immaginiamo neanche di sederci a tavola con questo governo, sarebbe come un agnello che si siede a tavola col lupo». Niente dialogo e niente confronto, avverte, tanto meno sulla riforma della giustizia. Perché quella che vuole Berlusconi «è la realizzazione del progetto di Licio Gelli», che va sempre bene. Insomma, è appena sbarcato alla Fortezza da Basso di Firenze, e già l’ex pm insinua il pesante dubbio che il Pd sia in preda alla sindrome di Stoccolma, pronto a trattare e cedere alle lusinghe del premier. Se non bastasse fa anche dell’ironia sullo stato del principale partito di opposizione: un esponente locale del Pd gli contesta la «parola mancata», visto che si è alleato, si è preso i voti e poi non è entrato nel gruppo comune al Parlamento, come aveva promesso e sottoscritto. «Ma io un gruppo unico lo farei ben volentieri – replica lui senza fare una piega – solo che vorrei capire con chi: i giornali mostrano tutti i giorni, anche oggi, che di Pd non ce n’è uno ma tanti, e ognuno è occupato a tirare la giacchetta all’altro. Avrei bisogno di sapere con chi devo parlare, prima di decidere di dialogare: ci vuole chiarezza sulla leadership».
Con grande lungimiranza, gli organizzatori della Festa hanno scelto – per fronteggiare il ciclone Di Pietro e i suoi potenziali danni in casa Pd – Rosi Bindi. L’ex ministro è l’unica per verve polemica, popolarità e affinità populistiche a poter tener testa all’ex pm. E la Bindi segna subito la differenza tra il suo partito e quello di Di Pietro: «Lui vuole rassicurare una minoranza aggressiva. Noi vogliamo conquistare la maggioranza degli italiani. Sono due obiettivi molto diversi». Troppo per stare insieme, sembrerebbe. Eppure, ricorda Di Pietro, a stare insieme «siamo costretti». E in vista delle tornate elettorali dell’anno prossimo avverte Veltroni & Co.: «Vi siete posti il problema di come arrivare al 51 per cento? Pensateci, perché qui si rischia di perdere persino Firenze e Bologna». Brividi in platea, Bindi replica senza falsi ottimismi. «Il problema è serio. E il realismo ci impone di lavorare alla ricostituzione del centrosinistra, perché come è stato chiarito “vocazione maggioritaria” non vuol certo dire solitudine: quella non ce la possiamo permettere». Una nuova alleanza di centrosinistra, dunque, ma con chi? E il quadro che traccia la Bindi è fosco: «Con Rifondazione, soprattutto dopo il congresso, i rapporti sono molto difficili. Con Di Pietro, come si è visto, lo sono altrettanto. Quindi siamo in una situazione complicata». Quanto alle speranze di alleanza con l’Udc, è drastica. «Chi ne parla forse sa qualcosa che io ignoro. Perché a me pare che l’Udc sia molto più impegnato ad alzare il prezzo per collaborare con Berlusconi che a dialogare con noi… ».
Sul referendum anti-lodo Alfano Di Pietro si lamenta perché il Pd diserta la trincea contro Berlusconi e le sue leggi ad personam. Ma il Pd prende le distanze: «Di Pietro sa bene – dice Bindi – che il problema dei referendum è il quorum: li abbiamo persi tutti, così. E rischiamo di metterci sulla strada di un’altra sconfitta che servirebbe solo a dimostrare che Berlusconi ha conquistato le menti e i cuori di questo Paese». A Di Pietro non pare vero e intona il suo Bella ciao. «Se ai tempi del duce chi faceva la Resistenza si fosse preoccupato del quorum, non ci sarebbe stato neanche un partigiano», tuona. E poi bastona l’opposizione debole del Pd, e i pericolosi cedimenti al nemico: «Se Alemanno chiama c’è chi risponde (Amato, ndr), e non mi pare una cosa buona. Su Alitalia vedo esponenti di primo piano anche di governi del centrosinistra che finiscono a fare i capicordata con Berlusconi». L’ex pm confonde Fantozzi con Colaninno, ma poco male: la platea applaude lo stesso, «mai dialogo con Berlusconi» gridano dal fondo. Bindi deve parare il colpo: «Berlusconi è talmente imbarazzante che a volte non consente di fare cose che senza di lui faremmo», come una riforma della giustizia. Se non ci fosse il Cavaliere, il Pd sarebbe riformatore e garantista, di sicuro. Ma siccome Silvio c’è, tocca restare attaccati al gongolante Di Pietro.

Angelino giurista per caso

di Marco Travaglio

Vignetta di NatangeloOra d’aria
l’Unità, 28 agosto 2008

Angelino Jolie, incredibilmente ministro della Giustizia, in un’intervista al Giornale della ditta, ha voluto dare ragione alla collega Gelmini sulle scuole del Sud, che ad avviso della ministra dell’Istruzione produrrebbero somari. Lui infatti ha studiato ad Agrigento. Come il suo spirito guida Al Tappone, egli dice di ispirarsi a Falcone: “Stavo rileggendo proprio in questi giorni l’intervista del giudice a Marcello Padovani”. Ora, Marcello Padovani non esiste, dunque è altamente improbabile che Falcone gli abbia mai rilasciato un’intervista. Esiste invece Marcelle Padovani, corrispondente del Nouvel Observateur dall’Italia. Resta da capire che cosa diavolo stia leggendo Angelino Jolie. Forse un apocrifo prestatogli da un altro Marcello: Dell’Utri, noto bibliofilo pregiudicato. Continue reading

L'ultimo trucco del mago di Arcore

LA CLASSE non è acqua. Prodi dimostra di averne. Uno degli house organ del Cavaliere lo mette in mezzo. Scopre che è stato intercettato in un’inchiesta giudiziaria. Pubblica stralci delle sue conversazioni. È una buona occasione per rilanciare il “giro di vite” per le intercettazioni, già al primo posto dell’agenda del governo per l’autunno. Farle? Come disporle e per quali reati? Per tutti o soltanto per alcuni? Pubblicarle, e come e quando?
Senza troppo fantasia o sorpresa, si affaccia al proscenio prontamente – toh! – il Cavaliere ancora in vacanza (come non pensare che la minestrina se la siano cucinata in famiglia?). Esprime una solidarietà tartufesca al suo predecessore e chiede alParlamento di approvare con sollecitudine il disegno di legge che, regolando l’uso delle intercettazioni, imbriglia il lavoro dei magistrati e ammutolisce l’informazione vietandone di fatto le cronache, a prezzo del carcere per gli scriba e punizioni pecunarie per gli editori. Continue reading

Photoshop Alfa Romeo GT

Alfa GT, lo splendido coupè del biscione, non avrà un erede. Ci pensano dunque gli appassionati della casa che stanchi degli eterni rinvii e proclami senza seguito, sognano una nuova Coupè. Visti i recenti accordi con BMW, la speranza è che la casa del Portello sia acquistata a breve dei bavaresi per riportarla agli allori che merita.
alfa gt restyling 2010

Tremonti e la bufala dell'accordo mutui banche-abi

* Adusbef: «Non esiste alcuna convenienza
* Lannutti: le bufale cinesi del governo
* Il Mutuo “Creativo” di Tremonti
* Il cilindro miracoloso di Tremonti
* I “mutui” di Tremonti
* Gli effetti ottici del cavaliere

Padani bresciani (come la Gelmini)

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"Come la penso su"… di Antonio Di Pietro

Da un intervista pubblicata sul Secolo XIX di oggi dove il Tonino Nazionale risponde ad alcune domande sull’alleanza con il Partito Democratico, sul referendum contro il Lodo Alfano, sul rapporto dell’Italia dei Valori con la società civile e i movimenti, su Beppe Grillo e altro ancora.
Secolo XIX: Onorevole, come vanno i suoi rapporti con il Pd? Ormai non passa giorno senza un qualche screzio o un rimbrotto reciproco?
Antonio Di Pietro: Bisogna prima capire cosa è il Pd e poi riusciremo a capire quali rapporti ci possono essere tra noi.
Secolo XIX: In che senso?
Antonio Di Pietro: Nel senso che, rispettosamente, attendo si compia un processo politico in corso, un processo che mi pare ancora imperfetto. Ma non dimentico mai e vorrei non lo dimenticasse neanche il Pd che il nostro avversario politico è Berlusconi. E’ per questo che reputo un errore la scelta di non partecipare con noi alla raccolta delle firme contro il lodo Alfano. Mica per altro: mi sarebbe piaciuto fossero stati al nostro fianco nelle piazze italiane.
Secolo XIX: Anche senza il Pd, lei non rinuncia alla campagna d’autunno. E’ convinto di farcela comunque? Continue reading

La triste storia del ministro razzista nipote del prete pedofilo

gelmini calabria
Le biografie ufficiali di Mariastella Gelmini dicono che è avvocato, specializzata in diritto amministrativo. E poi tagliano corto e iniziano a parlare della sua carriera politica. Sul mio blog un lettore ha voluto aggiungere un dettaglio non a tutti noto: il ministro dell’Istruzione ha partecipato all’esame per diventare avvocato e lo ha superato brillantemente ma a Reggio Calabria. Non a Brescia o a Milano, dove ha sempre vissuto e lavorato.
E’ difficile non far caso alla notizia in questi giorni di dure polemiche sulle scuole del sud e del nord, in cui Mariastella Gelmini prima fa un riferimento ai docenti del sud da formare poi corregge il tiro e sostiene che il problema è il divario fra le scuole evidenziato da indagini al di sopra di ogni sospetto come i test Ocse-Pisa. Continue reading

Da Silvio a Mara con affetto e tanta tanta simpatia

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Nonno SuperEroe al Gratosoglio

MILANO – Due fratellini di 3 e 5 anni sani e salvi grazie al tempestivo intervento del vicino di casa, che di anni ne ha 79. È successo lunedì pomeriggio nel quartiere popolare Gratosoglio, periferia sud di Milano. L’eroe di questa vicenda si chiama Giuseppe Viganò: è un pensionato ex autotrasportatore di origini brianzole, ma trasferitosi in città con la moglie 42 anni fa. La sua agilità e la sua prontezza di spirito hanno evitato che due fratellini marocchini di 3 e 5 anni, lasciati soli per qualche momento dalla madre finissero vittime di un incendio divampato nella loro abitazione per cause accidentali. Continue reading

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