Pasquale Caterisano Blog

Dico la mia spesso e volentieri

Month: ottobre 2008 (page 1 of 3)

"Oggi le comiche": Vaticano: "Omosessuali non possono diventare preti"

Coloro che manifestano  “tendenze omosessuali fortemente radicate” o un’identità sessuale “incerta” non posso entrare in seminario e diventare preti: lo riafferma esplicitamente un nuovo documento pubblicato oggi dal Vaticano, che prevede l’uso di psicologi per valutare eventuali patologie e “ferite” psichiche dei candidati al sacerdozio. La tonaca deve essere negata anche a chi – spiega il testo – trova difficoltà “a vivere la castità del sacerdozio”.
(30 ottobre 2008)
NB: ed allora ratzinger che è diventato addirittura papa?

Il governo illiberale che dava soldi gratis al fratello venditore di decoder televisivi ora taglia i fondi per la vera libertà: internet

LA BANDA LARGA italiana del futuro è un vicolo oscuro, tutto in salita. L’ultima notizia è una lucina che si accende in lontananza. Una speranza gravata da dubbi e incognite: il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato che adesso, per rinnovare e potenziare la rete italiana, i soldi pubblici disponibili sono saliti a un miliardo di euro. Contro gli 800 milioni finora previsti, stanziati con l’ultima Finanziaria.
Per saperne di più, su come saranno utilizzati questi soldi, bisognerà aspettare l’esito degli incontri organizzati, tra vari soggetti del settore, da Francesco Caio (già consulente del Regno Unito per questi temi). Il governo l’ha messo a capo di una task force per risolvere appunto l’impasse in cui è precipitata l’Italia: serve una nuova rete per avviare un nuovo ciclo economico, ma mancano i soldi e persino un accordo tra i soggetti interessati.
Qualche dubbio è però possibile avanzarlo sin d’ora.   Continue reading

L'Italia in piazza: striscione simpatico

bananas gonzi stronzi

Marco Travaglio sulla sua condanna contro Previti

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Cavia nel call center: l'Italia voluta da Berlusconi

cronaca di una vita precaria
Sono l’operatore 172. Ho risposto a un annuncio su Internet spedendo via e-mail il mio curriculum, e dopo il colloquio sono qui, con le cuffie in testa e il microfono che mi sfiora le labbra, a proporre a decine di titolari di partite Iva di lasciare Telecom e passare a Infostrada. Ho lavorato una settimana alla Mastercom, azienda di telemarketing e teleselling nella zona industriale di Assago, hinterland di Milano, un cubo di vetri a specchio e cemento a pochi passi dalla tangenziale Ovest, costola di un gruppo in espansione con nuove sedi a Roma e Benevento.
Dopo la selezione, ho trascorso giorni in azienda senza aver firmato nessun contratto. Ho visto i 1200 euro lordi assicurati dai selezionatori, al colloquio e nei primi due giorni di formazione, diventare 800 al mese lordi (appena 640 netti), mentre le provvigioni promesse si sono ridotte in ventiquattr’ore della metà. Ho conosciuto universitari che non ce la fanno a pagarsi gli studi, ragazzine appena diplomate reduci da altri call center, segretarie trentenni licenziate e sostituite da giovani con contratto da apprendista, laureati con titoli improvvisamente inutili. Tutti senza altra chance che essere qui.
Mi pagano 4 euro netti l’ora. Contratto di collaborazione occasionale per trenta giorni, poi a progetto. Otto ore al giorno – 4 e mezzo il part time – di fronte a un monitor che passa in automatico i dati degli abbonati Telecom da contattare. Promettono un mensile di 1200 euro e provvigioni di 20 (contratto Voce) e 25 euro (contratto con Adsl) per ogni nuovo cliente rubato alla concorrenza. Continue reading

La chiesa con l'acqua alla gola

Il Papa attacca: «Scienziati arroganti»
«Il facile guadagno o, peggio ancora, l’arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono un ruolo determinante»
Benedetto XVI torna a esaltare il valore della ricerca scientifica a servizio del progresso dell’umanità, ma nel contempo ricorda che «la scienza non è in grado di elaborare principi etici; essa può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie».
Per questo, spiega, la scienza non può fare da sola: «La filosofia e la teologia diventano, in questo contesto, degli aiuti indispensabili con cui occorre confrontarsi per evitare che la scienza proceda da sola in un sentiero tortuoso, colmo di imprevisti e non privo di rischi».
L’ARROGANZA DEGLI SCIENZIATI – Nel discorso in occasione dei dieci anni dell’enciclica «Fides et Ratio» di Giovanni Paolo II – celebrati in un convegno alla Lateranense – il Papa ha citato in proposito l’ignoto autore della Lettera a Diogneto per il quale «non l’albero della scienza uccide, ma la disobbedienza. Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera». «Avviene, tuttavia – osserva Papa Ratzinger – che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi. Il facile guadagno o, peggio ancora, l’arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante». Secondo il Pontefice, «è questa una forma di “hybris” della ragione, che può assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanità. Ciò – precisa il Pontefice – non significa affatto limitare la ricerca scientifica o impedire alla tecnica di produrre strumenti di sviluppo; consiste, piuttosto, nel mantenere vigile il senso di responsabilità che la ragione e la fede possiedono nei confronti della scienza, perchè permanga nel solco del suo servizio all’uomo». Continue reading

Primissimi indiretti effetti del decreto Gelmini

L’asilo ha deciso di lasciarla a casa
La giovane trovava sollievo nello stare in compagnia con i bambini più piccoli, ma ora non è più possibile
Ventiquattro anni all’anagrafe ma il corpo e la mente di una bambina di sei, che non le consente di vedere, sentire, parlare. È la storia di una giovane nuorese che da due anni aveva trovato un’importante ragione di vita nello stare con i bambini e gli insegnanti in una scuola materna privata cittadina. Quest’anno invece la scuola che accettava di ospitarla, nonostante la sua età, ha opposto un garbato ma deciso diniego a causa, ufficialmente, del gran numero di iscrizioni. Continue reading

Don't drink and drive

uno in meno....

«Per i mutui ho perso il posto»

Un venerdì di qualche settimana fa ci hanno riunito per dirci: da lunedì ogni attività è sospesa. E il mio primo problema, drammatico, è stato quello di salire in auto, andare a Padova per dire a mio papà, orgoglioso di avere un figlio in carriera a Milano: la banca chiude, papà ho perso il lavoro.
Con mia moglie è stato più facile, visto che lei lavora nell’ambito delle risorse umane ed è abituata a gestire licenziamenti, anche se per la prima volta ha dovuto affrontare il problema dalla parte del licenziato.
Sono stato licenziato a 38, con una figlia di 2, è vero, ma in qualche modo mi ritengo fortunato perché Macquarie Bank Italia ha annunciato la sospensione delle attività (in Italia erogava solo mutui, un miliardo di euro in meno di tre anni di operatività) venerdì 6 giugno, un paio di mesi prima della tempesta finanziaria che sta scuotendo le banche di tutto il mondo. Ho quindi avuto un paio di mesi per trovare un nuovo lavoro giocando in anticipo sulle tantissime professionalità che in questi giorni stanno rischiando il posto di lavoro.
E’ stato un periodo da incubo, anche perché tutto è successo dannatamente in fretta. Troppo in fretta. Mi hanno strappato da un’altra banca, era il gennaio 2008, con un ottimo contratto e con ambiziosi programmi di sviluppo che si sono sgretolati nel giro di meno di sei mesi sotto il peso della crisi dei mutui subprime. E mi sono trovato, ci siamo trovati (tra Milano e Roma eravamo in 110), senza niente dal venerdì al lunedì, anche se siamo riusciti a evitare la scena degli scatoloni dei bancari americani. Quelli che escono dagli uffici con pochi effetti personali, come eravamo abituati a vedere nei film e che la cronaca di questi giorni ci propone quotidianamente. In Italia ci sono più garanzie, per fortuna. Ma è stato difficile, anche perché in Macquarie Bank non c’erano sindacati. E io ho sempre pensato, forse ingenuamente, che per gli incarichi affidatimi fosse mio dovere stare dalla parte dell’azienda e non dei sindacati. I rappresentanti delle confederazioni sindacali li abbiamo incontrati in una pausa pranzo, in un bar non troppo vicino alla sede. Con molto imbarazzo perché non avevamo alcuna pratica sindacale, non conoscevamo il sindacalese e le sue tattiche. E non sapevamo neanche cosa chiedere, visto che la banca era costretta a chiudere. Mi sono iscritto al sindacato (lo ammetto: con molto imbarazzo) e abbiamo tentato una sola strada: cercare un accordo che garantisse la miglior buonuscita possibile. Per due mesi, dai primi di giugno a fine agosto siamo stati in ufficio senza far niente se non cercare un altro posto mentre la trattativa procedeva a singhiozzo, tra minacce aziendali di rottura e improvvise aperture. La vertenza (si dice così?) si è sbloccata con un vertice no stop dalle dieci del mattino alle cinque del giorno dopo, quando è stato trovato un accordo per incentivi all’esodo basati sull’età, privilegiando i più anziani che avrebbero sicuramente avuto più problemi a trovare un nuovo posto.
In questi due mesi ho pensato di tutto: fare il consulente, mettermi nell’agricoltura biologica, ricominciare da un call center a 700 euro al mese. Poi sono tornato con i piedi per terra, ho mandato qualcosa come 500 curricula in giro, ho avuto una cinquantina di colloqui, a conferma di quanto scritto da Job 24 sul Sole-24 Ore di ieri (“Finanza, colloqui no stop”) e a fine agosto, data ufficiale della chiusura della banca, avevo in mano quattro offerte di lavoro. Ho privilegiato un gruppo finanziario internazionale che mi offre possibilità di crescere, anche se per il momento ci rimetto 50mila euro l’anno tra retribuzione fissa, parte variabile, auto aziendale e polizza sanitaria. Ma l’importante, per me, era ricominciare a lavorare.
Ho ricominciato, l’esperienza mi ha segnato profondamente, ma mi ha anche aiutato a riscoprire valori veri come quelli della famiglia (mio papà ha saputo dirmi cose molto belle) e degli amici. Senza di loro, infatti, non sarei riuscito a far circolare efficacemente il mio curriculum e trovare un’altra opportunità. Inoltre la loro stima, le loro parole, sms e email mi hanno data grande forza e fiducia e mi hanno fatto compagnia. Queste piccole cose non lo dimenticherò mai. A volte, può sembrare paradossale, anche i licenziamenti servono.

Elvis supercane



originally uploaded by Bourne1.

il più bel cane al mondo

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